Gli universitari accompagnati in aula dai genitori, se li chiami mammoni si offendono

Guai a chiamarli mammoni o bamboccioni. Ogni volta che qualcuno si azzarda a farlo si scatena l’ira dei giovani. Si sentono offesi e indignati. Perché accusati ingiustamente di qualcosa che non appartiene loro. E via quindi con le lettere di testimonianza. C’è anche chi contrattacca “se siamo bamboccioni è colpa di voi adulti che ci avete tolto il futuro”. Bene, ci sta. Sono d’accordo.

Oggi però sono stato all’università. E’ il giorno dei test d’ingresso. Non quelli di selezione, ma solo verifica delle conoscenze. Chiedono insomma il significato di alacre. Davanti alle porte della facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche di Forlì si sono presentati in tanti. Aspirano a, o sognano di, diventare consoli o ambasciatori. I più esaltati puntato direttamente alla Segreteria dell’Onu. Ci sta anche questo. Il punto è che in tanti si sono presentati accompagnati dai genitori. Qualcuno anche dal nonno. Come il primo giorno di scuola alle elementari. Anzi, all’asilo. Ci sono scappate persino delle foto da inserire nell’album di famiglia. Dunque la futura diplomazia di questo Paese si presenta all’Università accompagnata per mano dagli adulti di casa. Si offendono però se li chiami bamboccioni.

Ragazzi, diamoci una svegliata. Ce l’avete tanto con questi “vecchi” perché ai loro tempi avevano più chance di voi ma non almeno loro a scuola ci andavano da soli.

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